A proposito di…un’erbetta “amarotica”!

Ora che ci siamo ormai lasciati alle spalle le festività maggiori, è tempo, ahi noi, di fare i conti con quanto si è ingurgitato. Fortunatamente, ci viene in aiuto una pianta autoctona della tradizione valdagnese dalle numerose proprietà, tra cui quelle digestive: la maresìna!

Il Tanacetum parthenium (L.), nome scientifico della maresìna, è una pianta erbacea perenne della famiglia delle Asteraceae dal caratteristico odore acre. Si presenta alta 30-80 cm con fiori bianchi, simili a piccole margheritine. La maresìna è una pianta rustica che ben si adatta a crescere in luoghi pietrosi e incolti, ad esempio lungo muri, ruderi e siepi, ma la si può trovare anche in pieno campo.

Il nome del genere deriverebbe da ‘athanasia’, ossia ‘immortale’ in greco antico, forse per la capacità del fiore di conservarsi a lungo senza appassire. L’epiteto specifico, invece, proviene dall’antica denominazione, già usata da Ippocrate, per indicare una pianta in grado di curare le ferite. Il termine, infatti, ricorda il ‘Partenone’ e, secondo Plinio il Vecchio, il partenio, altro nome della maresìna, fu utilizzato proprio per guarire Vernulo, lo storico architetto morto cadendo dall’impalcatura del grande tempio.

Per quanto riguarda le proprietà benefiche, va detto che la maresìna possiede una buona quantità di flavonoidi a cui si deve la sua azione emmenagoga e antispasmodica; da qui il suo utilizzo per curare la dismenorrea e gli spasmi intestinali. Il suo composto più interessante, però, è rappresentato dal terpene partenolide, principio attivo utile nella profilassi dell’emicrania. La pianta ha anche proprietà antinfiammatorie e lenitive a livello dei dolori articolari e presenta anche blandi effetti tranquillanti contro l’insonnia e l’ansia. Infine, da circa un decennio, il partenio ha suscitato vivo interesse nel campo immunologico e oncologico per la capacità di attenuare gli effetti di alcune malattie invalidanti e inibire la proliferazione delle cellule di determinati tipi di tumori.

Della pianta si utilizzano le foglie, raccolte tra giugno e luglio ed essiccate, sotto forma di decotto per impacchi o infuso da sorseggiare, ma anche la radice, dal sapore piccante, ed i fiori, sostituibili a quelli della camomilla.

In Veneto, però, specialmente in territorio vicentino, il partenio è largamente utilizzato nella preparazione di tradizionali frittelle dolci e torte, ma a Valdagno la maresìna ha assunto un’importanza speciale, fregiandosi addirittura del marchio De.Co., Denominazione Comunale.

Quest’erba selvatica è il simbolo gastronomico di Valdagno, entrato nel bagaglio culturale con la tradizionale ‘frìtola’ di riso e farina, vero e proprio street food locale. Negli ultimi anni, attorno alla maresìna De.Co. sono nate organizzazioni, come la ‘Confraternita della maresìna’, sono stati organizzati diversi eventi promozionali, primo fra tutti la ‘Festa della maresìna’, in programma ad aprile, e le sono stati attribuiti premi e riconoscimenti.

Oggi, la maresìna trova impiego in diverse preparazioni che richiedono un retrogusto amarognolo, quali minestroni di verdura, zuppe, frittate aromatiche e pietanze di carni grasse, ma è anche utilizzata negli ambiti culinari più vari, dall’aromatizzazione del formaggio e della cioccolata alla produzione della birra; quale sarà il suo ultimo e più fantasioso uso?

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di Giulia Sbrizza

Alcune foto

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