A proposito di…una “ciliegia” asprigna!

Se siete rimasti affascinati da quell’alberello dai vivacissimi fiori gialli che sta meravigliosamente colorando i nostri boschi in questo primo periodo primaverile, sappiate che state ammirando il corniòlo, arbusto dai mille usi, il cui frutto, la corniòla, è ormai simbolo di Cornedo Vicentino. Scopriamone di più!

Il Cornus mas (L.), nome scientifico del corniòlo, è un arbusto, assai ramificato e contorto, appartenente alla famiglia delle Cornaceae, per cui, botanicamente parlando, è errato chiamarla ‘ciliegia’. Pianta rustica e resistente, che può raggiungere altezze superiori ai sei metri, presenta corteccia screpolata, foglie ovali un poco acuminate ed una vistosissima fioritura, precedente la fogliazione; i fiori, di un bel giallo dorato, sono riuniti in ciuffetti e profumano lievemente di miele.

Diffuso in tutta Europa, sino ai 1500 m di quota, il corniòlo è specie nota per il legno durissimo; l’etimologia stessa del nome latino ne sottolinea la robustezza. Il legno è stato da sempre utilizzato per la fabbricazione di parti meccaniche soggette a forte usura, come raggi di ruote e denti di rastrelli, ma anche per la produzione di pipe, mentre, nell’antichità, sembra fosse impiegato per costruire le migliori lance dell’epica greca, chiamate, per metonimia, ‘corniòli’; la stessa élite della cavalleria macedone di Alessandro il Grande era armata di una lunga picca di corniòlo.

Alcune curiosità: leggenda vuole che lo stesso cavallo di Troia fosse realizzato con legno di corniòlo, come pure il giavellotto che Romolo scagliò il più lontano possibile per segnare il limite dei confini della città di Roma, mentre, i più giovani sapranno che J. K. Rowling, autrice della saga di Harry Potter, ha indicato il corniòlo come un buon legno da bacchetta per le persone allegre e scherzose.

Con buona probabilità, però, la parte più interessante e maggiormente utilizzata del corniòlo è il suo frutto: la corniòla, una piccola drupa, ossia un frutto carnoso, dalla forma ovale allungata, un colore rosso intenso a maturazione ed un sapore fortemente aspro.

La corniòla è stata per anni al centro dell’economia contadina; già i Greci la apprezzavano candita nel miele e conservata in salamoia, mentre, nel Medioevo, Santa Ildegarda cantava le virtù febbrifughe, astringenti e antidiarroiche delle piante coltivate dai monaci benedettini.

A Cornedo Vicentino, però, la corniòla ha da sempre un’importanza speciale, accresciutasi specialmente negli ultimi anni e culminata con l’attribuzione del marchio De.Co., Denominazione Comunale.

Il legame che unisce Cornedo al corniòlo è evidente già dal toponimo comunale, a testimoniare come nei secoli esso sia sempre stato una presenza preponderante ed economicamente rilevante nell’area. Già dal 1741, al momento di adottare un nuovo stemma araldico comunale, si decise per tre alberi di corniòlo in campo azzurro, attraversati da una fascia con la scritta ‘Ab silvis corneis’, ossia ‘Dai boschi di corniòlo’, tratta dall’opera “De lingua latina” del romano Varrone.

Da allora, il corniòlo, o meglio, il suo frutto è diventato anche simbolo gastronomico di Cornedo, riconosciuto ed apprezzato grazie al lavoro di promozione della ‘Confraternita della Corniola Cornedese De.Co.’, che, ogni anno, a settembre, organizza la ‘Festa Nazionale della Corniola Cornedese De.Co.’ con cene di degustazione, passeggiate ‘Sui sentieri delle Corniole’, serate a tema per scoprirne i benefici antiossidanti e antiglicemici, nonché un concorso di bellezza con l’elezione di ‘Miss Corniola’.

E’ proprio in ambito culinario che la corniola dà il meglio di sé: dalle classiche confetture e sciroppi, alle sfiziose taschine e tartellette di pasticceria, per finire con lo sfizioso gelato, l’originale birra e l’estrosissima pizza aromatizzata alla corniòla. Dove ci condurrà ancora la sperimentazione?

di Giulia Sbrizza

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