A proposito di…uno storico monte!

Come è noto, il 25 aprile ricorre l’annuale anniversario della Liberazione d’Italia dalle forze nazifasciste, ma quest’anno, la festa nazionale è, forse, più sentita, dal momento che, nel corso del quadriennio 2014-2018, viene celebrato anche il Centenario della Prima Guerra Mondiale, la Grande Guerra combattuta per difendere l’autonomia italiana dalle mire espansionistiche austro-ungariche. In questo clima di raccoglimento, venato da un pizzico di patriottismo, vi propongo la salita al Monte Civillina!

Il Monte Civillina è un’altura d’origine vulcanica di quasi 1000 m sita nel Comune di Recoaro Terme, interessante meta sia dal punto di vista naturalistico sia da quello storico.

Sin dall’epoca romana, è zona di estrazione di diversi minerali, tra cui la rara johannsenite. Lo sfruttamento più intensivo si ebbe sotto la dominazione della Serenissima, tra il ‘400 e il ‘500, quando le neonate società estrattive ricavavano dalla montagna argento, zinco, piombo e bario. L’attività continuò scemando sino alla fine degli anni Sessanta, periodo in cui si cercava galena, manganese, caolino e quarzite.

La ricchezza mineralogica dell’area non ha, però, stimolato solo l’industria estrattiva, nel 1784, infatti, il protomedico Giovanni Catullo, poco distante dall’odierno Rifugio Civillina, scoprì una fonte molto particolare: l’acqua che vi sgorgava aveva proprietà curative!

Le ‘Acque Civilline’ o ‘Catulliane’, come da allora vennero chiamate, erano caratterizzate da un alto contenuto di ferro e arsenico e, secondo studi scientifici compiuti tra il 1817 e il 1818, costituivano un ottimo rimedio per diverse patologie, dal momento che “astergono e mondificano le corruttele delle prime vie; distruggono le cause delle diaree pervicaci, delle lienterie, dei fluori albi […]. Giovano nelle affezioni ipocondriache ed isteriche; nelle gravi intumescenze, e nell’anassarca”.

Dopo che il governo austriaco ne autorizzò la commercializzazione, vennero realizzate delle opere di captazione, dapprima naturali, con raccolta dell’acqua trasudata dalla roccia porfirica in un bacino, e, dunque artificiali, tramite un sistema di percolazione dell’acqua piovana attraverso strati di pirite ferruginosa-arsenicale posti su tavoli di legno inclinati.

La principale Fonte Catulliana fu presto affiancata da altre due fonti minori, una chiamata Chilesotti, ed un’altra, a quota inferiore, presso Contrada Retàssene; presto anche questo commercio, che aveva travalicato i confini provinciali, si ridusse fino ad esaurirsi e delle fonti rimasero solo ruderi.

Oggi, la zona è attraversata da numerosi sentieri tra cui il tratto dell’Anello Ecoturistico ‘Piccole Dolomiti’, che affronta il M. Civillina da Nord-Ovest, e il Sentiero del Sentinello, una vecchia mulattiera militare che inizialmente collegava il Torrente Agno con la cima del rilievo.

Durante il periodo in cui infuriava la Prima Guerra Mondiale, lungo il Sentiero del Sentinello, erano presenti numerose piccole postazioni in caverna per armi automatiche, nonché alcuni ricoveri per ospitare le truppe a ridosso della linea difensiva fortificata. E’ alla sommità del Monte Civillina, però, che troviamo le testimonianze belliche di maggior impatto storico: diverse trincee, situate tutto intorno all’altura, assieme a postazioni per cannoni sulla parte alta, provviste di depositi e riservette di munizioni, una polveriera, esplosa per cause sconosciute il 20 novembre 1945, e i ricoveri per gli artiglieri delle compagnie 2 e 3 del 6° Reggimento Artiglieria da Fortezza presidianti la posizione. Il Monte Civillina, infatti, rappresentava la terza linea di resistenza all’avanzata delle truppe nemiche; in gergo militare era chiamata ‘Ortogonale 2’. Oltre a ciò, il rilievo era anche punto d’incrocio con un’altra importante linea di difesa, detta ‘Ortogonale 1’, che seguiva le creste delle alture di destra Leogra, proseguendo, poi, fino al campo trincerato di Vicenza.

La guarnigione, che nel 1918 contava quasi 160 uomini della 113° Compagnia Genio Zappatori, è stata oggi completamente recuperata nell’ambito del progetto “Ecomuseo della Grande Guerra delle Prealpi Vicentine”, che ha anche dotato la zona di un Osservatorio, corredato di pannelli descrittivi, da cui si può scrutare, ora come allora, tutto il fronte di guerra dell’Alto Vicentino.

In questo aprile soleggiato, cogliete l’occasione di visitare questo piccolo pezzo di storia locale: ne rimarrete affascinati!

di Giulia Sbrizza

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