A proposito di…una chiesa di tesori!

Maggio è da sempre il mese mariano, il mese in cui le promesse della primavera vengono mantenute, i cuori sono più allegri ed il bel tempo invoglia a qualche gita fuori porta. Come coniugare tutte queste cose? Con una visita alla Chiesa della Visitazione a Castello di Arzignano!

La Chiesa della Visitazione, che oggi ammiriamo in una maestosa veste neoclassica, si trova là dove sorgeva l’antica pieve duecentesca, dedicata a Santa Maria e Santa Elisabetta. Nella seconda metà del XVI secolo, si ritrova definitivamente inserita all’interno del recinto delle mura scaligere nel borgo attuale. Proprio in quel periodo prende il nome di “S. Maria in castro” o “S. Maria in monte”, per distinguerla dalla cappella di Ognissanti costruita in piano, oggi Duomo di Ognissanti. L’attuale chiesa arcipretale di Castello viene, però, costruita tra il 1836 ed il 1850 sulle tracce dell’antica pieve, di cui conserva la pianta a croce latina e numerosi ricordi pittorici e scultorei. Sul lato settentrionale della chiesa si può  ammirare il bel portale quattrocentesco, oggi murato, che fungeva da ingresso laterale, con ai lati due sculture arcaiche e consunte dal tempo raffiguranti S. Agata ed il Grifo, simbolo della città.

E’ all’interno dell’edificio, però, che sono custoditi i tesori maggiori, riscaldati dalla luce colorata che filtra dal rosone e da due grandi finestre laterali.Il più importante pezzo scultoreo della chiesa è conservato nel secondo altare di destra; si tratta di una Madonna in trono con Bambino eseguita, probabilmente, da Niccolò e Antonio da Venezia intorno al 1425. In un cantuccio riparato, è conservata una delle spine che presumibilmente formavano la corona posta sul capo di Gesù durante la Passione; l’importante reliquia, proveniente dall’antico convento di S. Maria delle Grazie, è racchiusa in un’artistica teca d’argento battuto e sbalzato del XVII secolo.

Ora, avviciniamoci all’altare di gusto settecentesco ed andiamo a conoscere le due opere pittoriche più importanti che adornano il presbiterio. A sinistra, è posizionato il Polittico ligneo quattrocentesco, un grandioso dipinto a tempera di quattordici scomparti su fondo oro. La struttura tardogotica, 265 cm di larghezza per 210 cm di altezza, accoglie, nella tavola centrale, la raffigurazione della Madonna col Bambino, cui la chiesa è dedicata. I Santi attorno  raffigurano confraternite, cappelle e chiese che anticamente dipendevano dalla pieve, quasi a voler sottolineare la centralità e l’influenza che la cappella aveva nel passato. Troviamo così, tra gli altri, S. Matteo, che dà nome ad un colle arzignanese e alla chiesetta omonima che lì vi sorge, S. Pietro, che allude ad un altro rilievo della zona dove esisteva una cappella longobarda, S. Bartolomeo, protettore dell’arte conciaria, caratterizzante l’area, S. Francesco, in onore della presenza sin dal 400 dell’ordine di frati, S. Agata, il cui culto risaliva all’assedio degli Ungari del 1413, e, infine, il Battista, che sta ad indicare la presenza dell’unico fonte battesimale di tutta la giurisdizione. La datazione è dubbia, come pure l’attribuzione; il dibattito critico si è trascinato da prima degli anni ’60 fino al 1990, anno in cui viene terminato il restauro dell’opera. Ciò che è certo è che il cosiddetto “Maestro del Polittico di Arzignano” va ricercato entro lo squarcionismo vicentino, se non nella figura stessa del suo esponente maggiore, ossia lo Squarcione di Vicenza.

A destra del presbiterio, invece, è posizionato il secondo gioiello della chiesa: la Pala della Visitazione della Vergine a Elisabetta, realizzata dal geniale pittore vicentino Francesco Maffei, probabilmente nel 1641, a seguito della visita pastorale vescovile. La composizione è semplice, ma di forte impatto: due donne, una giovane e bella, Maria, ed un’una vecchia, con la pelle raggrinzita, S. Elisabetta, si inchinano con gesto deferente, quasi a volersi sussurrare segreti noti solo a loro, mentre Giuseppe e Zaccaria, sullo sfondo, non possono esserne partecipi. Domina la scena dall’alto la turbinosa figura di Dio Padre circondato da una luminosa nuvola di angeli. La pennellata fluida, il colore ricco alla maniera barocca e l’uso accorto del chiaroscuro sembrano animare i modelli, donando dinamicità alla scena e rendendola fortemente lirica.

In questo maggio profumato, lasciatevi ammaliare anche voi dai brillanti tesori racchiusi nella Chiesa della Visitazione a Castello di Arzignano!

di Giulia Sbrizza

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