A proposito di…un santo col mantello!

Come da calendario, l’11 novembre ricorre San Martino, speciale giornata già decantata da Pascoli e Carducci e dedicata, un tempo, al trasloco dei mezzadri allo scadere del loro contratto col proprietario del fondo. A meno di un chilometro da Brogliano, sorge la Pieve di S. Martino; la cappella, votata al santo celebrato in tutta Europa, nasconde antichi segreti ed interessanti elementi architettonici. Scopriamone di più assieme!

Leggenda e realtà circa la vita di questo conosciutissimo santo si confondono, perdendosi nelle nebbie della storia.

Volendo rifarsi a quanto afferma Sulpicio Severo, saggista e storico romano, Martino nacque sul finire del 336 d.C. a Sabaria Sicca, avamposto dell’impero romano alle frontiere con la Pannonia, l’odierna Ungheria, dove il padre prestava servizio come tribuno militare della legione.

Nel 351, Martino dovette arruolarsi nell’esercito, in risposta ad un editto imperiale; entrò così a far parte delle Scholae imperiali, corpo scelto di cavalleria composto da 5000 unità, e venne inviato in Gallia, nella città di Amiens.

A quell’epoca risale il famosissimo episodio del taglio del mantello, ancor oggi il più utilizzato dall’iconografia: in veste di circitor, ossia ispettore delle sentinelle, a Martino spettava il compito di effettuare la ronda notturna. In una gelida notte invernale del 335, Martino incontrò un mendicante seminudo e, vedendolo sofferente, decise di condividere con lui parte del suo mantello, la clamide bianca della guardia imperiale. La notte successiva, Martino sognò il Cristo, vestito proprio della metà del suo stesso mantello, mentre al risveglio ritrovò la propria clamide integra.

L’evento segnò la completa conversione cristiana di Martino, che, rifiutandosi di combattere i barbari, abbandonò la milizia per recarsi dal Vescovo Ilario, a Poiters. Purtroppo, il mentore Ilario viene esiliato e Martino, perso il suo mentore, iniziò un pellegrinaggio di evangelizzazione, muovendosi tra Ungheria, Francia e Italia.

Appreso del ritorno di Ilario dall’esilio, nel 360, Martino si diresse nuovamente a Poitiers, dove venne consacrato prete e dove ottenne l’approvazione per realizzare la sua vocazione, ritirandosi in un eremo a 8 chilometri dalla città, a Ligugé. Alcuni seguaci lo raggiunsero, formando così, sotto la sua direzione, la prima comunità monastica attestata in Francia.

Il 4 luglio 371, Martino fu eletto, a furor di popolo, Vescovo di Tours, iniziando un episcopato al servizio di poveri, malati e prigionieri e votandosi alla causa evangelizzatrice delle campagne galliche, ancora quasi totalmente pagane.

Martino, “colui che tutti già reputavano santo, uomo potente e veramente degno degli Apostoli”, così come lo ricorda Sulpicio Severo, morì a Candes l’8 novembre 397. Il suo corpo fu trasportato a Tours e ivi sepolto l’11 novembre, data alla quale è commemorato.

Il culto di San Martino di Tours è oggi radicato in tutta Europa: solo in Italia, sono più di un centinaio i Comuni ad averlo scelto come patrono ed uno di questi è proprio Brogliano, che custodisce una piccola chiesa ricca di storia.

Stando agli scritti del 1580, risalenti all’epoca della visita pastorale del Vescovo Michele Priuli, la Pieve di San Martino di Brogliano sarebbe stata costruita nel IX-X sec., con un’inusuale pianta bi-absidata. Successivamente, tra l’XI e il XII sec., fu riadattata allo stile romanico, mentre più tardi subì le intrusioni dello stile rinascimentale, prima, e barocco, poi.

L’attuale chiesa, però, non è la prima ad essere stata costruita in quella zona: l’alluvione del Torrente Agno nel 1938 ha portato alla luce, nelle vicinanze del greto, le fondamenta di un’altra chiesa appartenente al cristianesimo primitivo dei secoli V e VI.

Diverse supposizioni ricondurrebbero l’edificazione di questa prima struttura addirittura all’epoca longobarda, come, tra l’altro, parrebbero testimoniare due elementi scultorei altomedievali, evidentemente di recupero, inseriti nella muratura dell’edificio odierno.

La scultura scolpita sul lato meridionale, nonostante la rovina portata dal tempo, ci presenta la figura di un guerriero coperto da una veste che giunge fino alle ginocchia, con i capelli che scendono fino alle spalle, divisi sulla fronte da una evidente scriminatura, e con una lancia di epoca longobarda. L’interpretazione vuole che si tratti di un’invocazione di pace eterna per il guerriero longobardo deceduto.

Sul lato settentrionale, invece, il secondo bassorilievo raffigura due pavoni che si affrontano con la testa abbassata rivolta verso un piccolo vaso. Il motivo è paleocristiano e vuole simboleggiare il cristiano che umilmente va ad abbeverarsi alla fonte della vita che proviene da Cristo.

In questo mite periodo di novembre, tra carducciani “ribollir de’ tini” e “ceppi accesi”, divertitevi esplorando la Pieve di San Martino e facendovi raccontare dalle pietre delle sue mura le storie di cui sono state testimoni!

di Giulia Sbrizza

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