Benvenuti a: “Siamo tutti professori di…cadute con stile!”

Forse non tutti ricordano che lo scorso 2 aprile una stazione spaziale cinese è sfrecciata in caduta libera sopra le nostre teste, prima di schiantarsi nell’oceano pacifico! Siete curiosi di saperne di più?

Il programma spaziale cinese iniziò nel 1956, quando Qian Xuesen, uno scienziato che lavorava negli Stati Uniti, espulso con l’accusa di comunismo, sottopose al governo cinese le sue proposte per lo sviluppo di missili balistici.

Le buone relazioni tra Cina e URSS negli anni ’50 favorirono lo scambio di conoscenze e tecnologie, che, però, terminò bruscamente nel 1960, con l’acuirsi della crisi sino-sovietica.

Da quel momento il programma spaziale della Cina proseguì in modo indipendente, tanto che nel 1964 fu lanciato il primo razzo spaziale interamente cinese. Il primo satellite nazionale, con una bordo una radio che trasmetteva a scopo propagandistico la canzone “L’Oriente è rosso”, fu lanciato nel 1970 a bordo di un razzo CZ-2. Fu solo a partire dal 1985 che la Cina entrò nel mercato dei lanci commerciali.

Nonostante il programma spaziale cinese sia nato per far fronte alla necessità di innovazione nei settori dell’aviazione civile e della difesa militare, nel giro di pochi la Cina iniziò gli sforzi per inviare uomini nello spazio.

I primi tentativi in questa direzione ebbero poco successo: il primo programma riguardante i voli spaziali con a bordo esseri umani fu cancellato per motivi economici nel 1972, mentre il secondo programma, nato nel 1978, durò solamente due anni.

Nel 1992, però, fu autorizzato il cosiddetto “Progetto 921”, avente l’obiettivo di superare i risultati dei precedenti tentativi sfruttando le capacità della nuova navetta Shenzhou. A partire da 1999, furono effettuati con successo i primi lanci con animali e manichini a bordo, ma fu solo nel 2003 che avvenne il primo volo spaziale di un uomo, il cinese Yang Liwei, che rimase nello spazio per 21 ore, prima di rientrare. In tale occasione la Cina divenne la terza nazione ad inviare un uomo in orbita, dopo Russia e Stati Uniti, a ben quarantadue anni dal primo volo spaziale di Jurij Gagarin!

Parallelamente la Cina investì notevoli risorse sul cosiddetto “Programma Tiangong”, nato anch’esso nel 1992 come seconda fase del progetto iniziale 921, al fine di creare una stazione spaziale orbitante che potesse competere con la stazione russa “Mir”, funzionante da ormai dieci anni.

Il primo mattoncino per la costituzione di questa enorme struttura fu lanciato nel settembre 2011…ed è proprio quell’oggetto che è sfrecciato sopra le nostre teste lo scorso aprile!

Si tratta del laboratorio orbitale Tiangong 1, letteralmente “Tempio celeste 1”, che ha servito da prototipo di test per i sistemi di attracco delle navette cinesi provenienti dalla terra e dirette verso la futura stazione cinese.

Il laboratorio, lungo quanto un tir, era composto da tre moduli separati e consentiva agli astronauti di vivere e condurre attività di ricerca in uno spazio dedicato di circa quindici metri cubi, simile a quello di un piccolo furgoncino!

Il resto della navetta ospitava i motori, un sistema di attracco e i servizi necessari alla sopravvivenza dell’equipaggio, che al massimo poteva contare al massimo tre persone.

Nel corso della sua vita operativa durata circa due anni, Tiangong 1 è stata coinvolta in tre missioni, chiamate “Shenzhou 8”, completamente senza equipaggio, “Shenzhou 9” e “Shenzhou 10”, ciascuna con a bordo tre astronauti.

L’ equipaggio di “Shenzhou 9” raggiunse il laboratorio nel 2012 e lo abitò per sei giorni, mentre il secondo equipaggio, partito l’anno successivo con la missione “Shenzhou 10”, vi rimase per undici giorni consecutivi. Da allora il “Tempio celeste” è rimasto deserto, anche se gli esperimenti a bordo hanno continuato a raccogliere e inviare a Terra dati riguardanti l’evoluzione dello stato di salute di oceani e aree verdi del nostro pianeta.

Le attività del laboratorio sono cessate definitivamente nel 2016 quando la Cina ha messo in orbita “Tiangong 2”, evoluzione del primo laboratorio del 2011. La vita del primo “Tempio celeste” doveva terminare con un rientro controllato in atmosfera e successiva distruzione sicura nelle acque dell’Oceano Pacifico. A fine marzo 2016, tuttavia, l’Agenzia Spaziale Cinese ha reso pubblica l’interruzione delle comunicazione con la stazione, e la conseguente perdita di controllo sul rientro della navetta, lasciando incertezza sul luogo e data del rientro. Il laboratorio ha cominciato così la sua inesorabile discesa verso il pianeta da dove era partito cinque anni prima, aumentando sempre più la sua velocità durante la caduta.

Le previsioni sulla data del rientro sono rimaste a lungo incerte, principalmente a causa delle forti variazioni presenti nell’alta atmosfera dovute all’intensità dell’attività solare.

La zona di rientro, circoscritta nella fascia tra 42esimo parallelo nord e 42esimo parallelo sud, è rimasta indeterminabile con precisione fino a poche ore prima dello schianto, creando grande scompiglio tra la popolazione potenzialmente interessata dall’impatto.

Anche l’Italia rientrava nella fascia entro cui il “Tempio celeste” sarebbe potuto cadere; il fatto ha creato notevole interesse ed è stato ripreso largamente dai media nazionali. Gli esperti dell’Agenzia Spaziale Europea, tuttavia, hanno stimato come la probabilità di trovarsi un frammento della Tiangong 1 sulla testa fosse 1 milione di volte inferiore alla probabilità di essere colpiti da un fulmine in tutta la vita! Senza contare che, di norma, l’entrata nell’atmosfera disintegra progressivamente l’oggetto che vi passa attraverso, trasformandolo in uno spettacolo simile ai maestosi fuochi d’artificio…cinesi!

Il rientro è infine avvenuto alle 2:16, ora italiana, del 2 aprile, nelle acque dell’Oceano Pacifico. Per pura casualità Tiangong 1 si è schiantata nei pressi del cosiddetto Punto Nemo, una zona dell’Oceano Pacifico in cui avvengono spesso le distruzioni controllate di navicelle spaziali, in quanto il punto più lontano da qualsiasi terra emersa!

La prossima volta che sentirete parlare di navicelle in caduta libera sulla nostra, testa pensate alla storia del “Tempio celeste”…sarà più facile comprendere come tali oggetti siano un granello di sabbia comparati alla vastità del nostro bel pianeta!

di Riccardo Caliaro

 

 

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