A proposito di…un gigante “monumentale”!

ESTATE! Tempo di giochi all’aria aperta, prime fienagioni e scarpinate in montagna…ed è proprio lì che questo post vuole portarvi, sulle nostre belle montagne, tra i faggi secolari di Recoaro Mille! Siti in posizioni difficilmente accessibili, celati alla vista da creste aguzze, questi rispettabili patriarchi verdi hanno prosperato all’ombra delle nostre Piccole Dolomiti…andiamo a conoscerli assieme!

Il faggio (Fagus sylvatica L.) è un albero appartenente alla famiglia delle Fagaceae che può raggiungere anche i 40 metri di altezza e vivere più di 400 anni.

Dal portamento maestoso, il faggio ha chioma verdissima con piccole foglie leggermente pelose e corteccia argentea, spesso chiazzata di licheni. L’habitat preferito è quello ombreggiato e umido, ricompreso tra i 1000 ed i 1800 metri di quota, dove si spartisce lo spazio con aceri, tigli e abeti. Il legno è duro e compatto, tra i più pesanti, viene impiegato nella costruzione di mobili, giocattoli e utensili da cucina, anche se spesso è utilizzato come legna da ardere. Usato per la fabbricazione di molti strumenti musicali, come pianoforti e violini, la sua resistenza allo scheggiamento lo aveva reso il materiale ideale per fabbricare i calci dei fucili.

Il nome latino “Fagus” deriva dal greco “faghein”, che significa “mangiare”, indicazione quanto mai chiara circa il possibile utilizzo delle “faggiole”, i frutti del faggio. Parente stretta della castagna, la faggiola è commestibile, ma non ha un buon sapore e nel corso della storia è stata spesso usata come cibo per i maiali…ma ne sono ghiotti anche scoiattoli, piccioni, fagiani e cinghiali! Una volta essiccate, dalle faggiole è possibile estrarre un olio dolciastro, mentre, se macinate, se ne può trarre un surrogato del caffè.

Le foglie, invece, hanno proprietà antinfiammatorie e possono essere utilizzate come decotto per impacchi contro mal di gola e dolori muscolari. Alternativamente costituiscono un ottimo foraggio per gli animali…nonché ottima materia prima per insalate alternative dal leggero sentore di limone!

La vera depositaria di proprietà medicinali, però, è la corteccia: dotata di proprietà astringenti e febbrifughe, se ne ricava un potente decotto dai pezzi accuratamente essiccati, utile specialmente nel caso di febbri intermittenti.

Le faggete stimolano da sempre l’immaginario collettivo: boschi silenziosi e ombrosi, permeati di una leggera nebbiolina, con alberi dalle circonferenze gigantesche, immobili nella loro sede, eppure in lentissima e sonnacchiosa crescita, che sembrano scrutare ogni singolo passo dei visitatori, e a terra una coltre morbida di migliaia di foglie marcescenti…non è affatto strano che attorno al faggio siano proliferate tante credenze popolari!

In passato, ad esempio, si riteneva che questo albero avesse poteri magici. Se portato addosso sotto forma di ciondoli o bracciali, sembra stimolasse la fantasia e la creatività degli artisti, mentre, se intagliato in amuleto e seppellito, poteva aumentare le probabilità di realizzazione di un desiderio nel tempo di un ciclo lunare. In Francia, si credeva addirittura che, tra le fronde dei faggi, dimorassero le anime dei morti a cui era precluso l’accesso in Paradiso.

Per poter rivivere un po’ di questa antica suggestione, basta salire a Recoaro Mille: là, sull’Altopiano delle Montagnole, vivono placidamente alcuni dei più grandi faggi di tutto il Veneto. Alcuni li si possono trovare lungo il Sentiero dei Grandi Alberi (sentiero n. 120 del CAI), affiancati a tigli e sorbi montani plurisecolari, altri, invece, sono lontani dai percorsi più frequentati, isolati nella loro magnificenza.

Tra i faggi recoaresi più conosciuti, c’è sicuramente “el fagàro della seggiovia”, il più grande faggio spontaneo di tutta la Valle dell’Agno che conta più di 200 anni. Negli anni questo imponente albero di 39 metri di altezza per 5 metri di circonferenza ha sorvegliato benevolmente il passaggio di viandanti e contrabbandieri, prima, ed escursionisti, poi. In virtù del suo grande valore storico-naturalistico, l’esemplare è annoverato nell’Elenco nazionale degli Alberi Monumentali censiti dall’ex-Corpo Forestale dello Stato.

Muovendosi poi dalla Conca di Pizzegoro in direzione del Rifugio Battisti, il primo esemplare degno di nota in cui ci si imbatte è il faggio di Malga Anghebe; con una circonferenza di quasi 5 metri ed un’altezza di 28 metri, anche quest’albero rientra nell’Elenco nazionale degli Alberi Monumentali.

Proseguendo lungo il percorso, a circa 50 metri di distanza in linea d’aria da Malga Ofra-Morando, verso sud-ovest, si può invece scorgere il gigantesco “fagàro di Malga Morando” che si presume abbia dai 170 ai 190 anni. L’esemplare, dal fusto caratteristicamente quadripartito e chioma asimmetrica, raggiunge i 23 metri di altezza per una circonferenza di circa 5 metri.

Ecco poi in successione i due secolari faggi fratelli vicino a Malga Podeme, il plurisecolare “fagàro” di 24 metri di altezza presso Malga Raute ed il piccolo raggruppamento di più esemplari di circa 30 metri a portamento colonnare nelle vicinanze di Malga Pace.

Sicuramente degno di nota tanto da essere inserito nell’Elenco nazionale degli Alberi Monumentali nella revisione operata nel 2017, è il faggio sito non lontano da Malga Loreche, all’ombra de “l’omo e la dona”, le due famose guglie del Monte Plische.

Salite quindi anche voi a rendere omaggio a questi placidi giganti e lasciatevi incantare dalle storie che vi vorranno narrare…gli alberi parlano a chi sa ascoltarli.

di Giulia Sbrizza

Foto gentilmente concessa da William Preite Fotography

 

 

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