A proposito di…una Conca di Smeraldo!

Inverno: tempo di cioccolate calde, camini accesi e neve alle finestre…perché non passare una di queste fredde giornate circondati dalla splendida cornice creata dalla Catena delle Tre Croci e dal Gruppo del Carega? No, non vi stiamo proponendo una faticosa arrampicata, ma un semplice e delizioso pomeriggio a Recoaro Terme, un gioiello nascosto tutto da scoprire.

All’ombra delle Piccole Dolomiti, incastonata in una verdeggiante conca dal colore smeraldino, sorge Recoaro Terme, ultimo baluardo abitato dell’Alta Valle dell’Agno, piccola cittadina che coniuga tradizione e modernità.

Le origini di questo borgo montano sono incerte: sebbene alcune fonti attestino delle frequentazioni dell’area già in epoca romana, alcuni ritrovamenti preistorici fanno propendere per una presenza umana sin dal Mesolitico.

I primi nuclei abitativi stabili, tuttavia, risalgono all’epoca medievale, ad opera di popolazioni di origine cimbra, tanto che in alcuni toponimi locali si ritrova ancora l’antica lingua germanica. Il primo documento ufficiale, che cita la “villa” di Rovegliana, risale al 1262; originariamente, infatti, l’odierna frazione recoarese fu il primo centro di sviluppo della zona, data la posizione favorevole, esposta al sole e rialzata sulle colline.

E’ solo nel 1327, però, che si inizia a parlare di Recoaro, anzi di “Requaro”, nome che sembra derivare dall’unione dei termini rech, ossia “rastrello”, e quar, che nel dialetto bavarese dei secoli XI e XII significava “fioreta”, la cui interpretazione potrebbe essere “terreno melmoso con sassi”, in relazione al fondovalle acquitrinoso successivamente bonificato.

Tra il XIV e XVIII secolo, nell’area si susseguirono le dominazioni della Signoria degli Scaligeri, prima, e dei Visconti, poi, finchè non subentrò la Repubblica di Venezia, che ne sfruttò la ricca risorsa legnosa.

La svolta nella storia recoarese si ebbe nel 1689 quando il conte Lelio Piovene scoprì la prima delle fonti d’acque minerali presenti nel territorio, fonte che, per l’appunto, prese il nome di “Lelia”.

Riconosciuta l’importanza di queste sorgenti, la Serenissima decise di investire nell’area, procedendo alla realizzazione di lavori di captazione e costruzione del primo stabilimento termale.

Nel Settecento, Recoaro conobbe un primo sviluppo a causa del termalismo, ma fu solo nell’Ottocento che il paese ebbe una vera e propria crescita legata allo sfruttamento curativo delle acque. Nel periodo di transizione politico-territoriale all’Impero Asburgico, infatti, il piccolo borgo di un tempo vide il proliferare di eleganti alberghi, teatri e caffè, adatti ad ospitare una ricca clientela rappresentata soprattutto dalla nobiltà dell’epoca.

I primi anni del Novecento furono quelli di massimo fulgore recoarese: il proliferare del sontuoso stile Liberty sulle facciate delle ville, i più di 10000 ospiti annui e la visita di personaggi illustri del calibro di Nietzsche, Mascagni, Goethe, Verdi ed anche della Regina Margherita fecero di Recoaro una delle mete termali di maggiore prestigio. Nonostante ciò, la maggioranza della popolazione viveva ancora di un’agricoltura di sussistenza, molto povera a causa dell’ambiente montano.

La Prima Guerra Mondiale causò una brusca interruzione nell’ascesa economica di Recoaro: se il Massiccio del Pasubio fu il fronte della battaglia, teatro di sanguinosi combattimenti ed ingenti perdite, Recoaro fu il primo insediamento alle spalle della prima linea, campo base ospitante decine di migliaia di militari.

Dopo il conflitto, le fonti termali ripresero lentamente a svolgere il loro ruolo; parallelamente si assistette anche a uno sviluppo economico di tipo commerciale grazie allo creazione dello stabilimento di imbottigliamento.

La Seconda Guerra Mondiale portò la presenza nazista in Recoaro: le truppe tedesche occuparono molti edifici, fra cui anche il complesso termale, che venne bombardato dagli Alleati nell’aprile 1945. L’attacco bellico decretò la resa degli occupanti e la fine nel territorio della Seconda Guerra Mondiale.

Nel periodo post-bellico, l’offerta turistica di Recoaro, vero perno della ripresa, si ampliò. Accanto alle acque termali, venne potenziato il turismo sportivo invernale: nel 1952 venne inaugurata la seggiovia per Recoaro Mille, sostituita nel 1995 da una più moderna cabinovia, e si iniziarono a sistemare sentieri e strade per il nascente escursionismo.

Recoaro, tra una salita al Monte Baffelan ed un piatto di gnocchi con la fioreta De.Co., tra un bagno rigenerante nelle acque termali e una visita all’Ecomuseo della Grande Guerra, sa oggi offrire il giusto mix di bellezze naturali, storia, gastronomia e folklore…non potete mancare una visita!

 

di Giulia Sbrizza

 

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